domenica 16 gennaio 2011

Lettera D'amore

Ciao. Ecco, io sono Elisa, quella che vedi tutti i sabato sera. In discoteca. Forse non ti ricordi bene. Ci siamo conosciuti tramite Luigi. Io sono quella ragazza bionda. Quella che quella sera magica, ha battuto Dante a chi reggeva meglio la vodka. Gran soddisfazione battere quel finto etero. Comunque ti chiederai perché ti scriva, insomma ci vediamo ogni sabato. La cosa è un po' complicata, ecco ti osservo spesso. Detta così sembro una maniaca, ma ecco ti vedo. Quando gli altri non connettono più, te esci dalla sala e fumi i tuoi toscanelli. Fissando le stelle per cinque minuti buoni. Ecco io fisso te, chissà che pensi? Io ti penso. O quando Giovanni se l'era presa con quel moccioso delle superiori. Te sei stato l'unico a sapere quando era il momento giusto di fermarsi. Insomma sei sensibile, anch'io. Magari non sembra data la mia propensione al rutto libero, ma a modo mio lo sono. Ti ricordi quella volta che la Carla stava male di brutto? Io e te l'abbiamo aiutata. Ci siamo sfiorati per un attimo le mani, mentre l'aiutavamo a reggersi in piedi. Non l'avrai visto ma sono arrossita. Vabbé penso che ormai l'avrai capito, nonostante il capoccione che ti ritrovi. Ecco spero solo che mi risponderai.

Elisa

P.s. Ho sbroccato? Ho cambiato sesso? No è solo un esercizio per il corso di sceneggiatura. La lettera è piena di errori per coerenza col personaggio. O è solo una scusa per non ricontrollarla? Fate voi :D

domenica 5 dicembre 2010

La Passeggiata

Bau!
La zampetta graffiava la porta, "E adesso che hai?", disse una voce maschile distante, il cane come risposta riprese ad abbaiare più convinto. “Che palle! Ho da lavorare adesso, più tardi usciamo!”. Disinteressato alle lamentele del padrone, l’animale continuava a graffiare la porta con maggiore forza. Dopo qualche minuto che insisteva riuscì finalmente ad attirare l’attenzione. “Basta! Ho detto basta!” L’uomo alzò le mani in evidente segno minaccioso. Il cane spaventato si accucciò guardando il padrone. “Scusa, non volevo”, poi fermandosi un attimo aggiunse, “che poi manco capisci quello che dico” si avviò verso il tavolo al centro della stanza e prese un guinzaglio. “Dai usciamo Patton”.
Era una bella giornata per fare una passeggiata. Il cane e il suo padrone passeggiavano davanti ad una vecchia casa, nel giardino un'anziana signora innaffiava. Patton si avvicinò al muretto ed evacuò. L'uomo stava frugando nelle tasche per prendere il sacchetto, quando la vecchietta si avvicinò. "Senta signor Giovanni non vorrà mica lasciare quello schifo là?", "No signora Enza adesso raccolgo". L'anziana lo guardò con disapprovazione "Va bene, ma stiamo più attenti la prossima volta". "Certo, non è vero Patton?", Il cane si girò verso di lui, come se cercasse di capire cosa dicesse. Giovanni non riuscì a trattenere un sorriso.
Dopo una mezz'ora di cammino, Giovanni decise di sedersi su una panchina. Il cielo era sereno, nell’aria si sentiva il profumo delle aiuole vicine. Dietro di loro un gran pino forniva l’ombra perfetta per riposarsi. Giovanni accarezzo Patton come per ringraziarlo. Dopo un po’ si avviarono, soddisfatti, verso casa.

martedì 30 novembre 2010

Un Grande italiano

Ci sta il Principe che lo aspetta, vestito da straccione, cuore da Signore. Lello ha già pronta una supercazzola. Son ventotto anni che ce l'ha pronta. In spagna è grande festa! Cento cannoli alla catalana son stati portati da un servo e il suo padrone. Due soldati lo attendono, affamati e stanchi. Uno eroe, l'altro non voleva esserlo. Il Marchese lo saluta, sempre con la battuta pronta, allora sta rivoluzione? Ultimo, forse il più amato, c'è il nobile cavaliere da Norcia. Egregissimi siam qua per decantare le qualità di siffatto cavaliere: Testardo come lo mulo, cinico come lo corvo, amava donna Italia. Per lei soleva pugnare contro li di lei maligni padroni. Lasciato lo tristo mondo delli vivi, entra nelli reami della fantasia, per lo grande contributo dato.

Già ci manchi Mario.

mercoledì 3 novembre 2010

L'asinello azzoppato

Doveva essere una sconfitta bruciante, alla fine hanno perso ma non tanto male. Per come la vedo se Obama riesce a mettere i repubblicani contro il tea party, ce la fa a portare la pagnotta a casa, anche se qualcosa gli toccherà lasciarla per strada. Saranno due anni all'insegna del compromesso, se gioca bene le sue carte sarà il partito rosso (non ho mai capito come un partito così impregnato di retorica antisocialista possa essere avere il rosso come colore, ignoranza? Segretamente sono marxisti? Lenin e compagni li hanno copiati? Scusate lo sproloquio ma son domande che non fanno dormire ma anche no) a pagare lo scotto, apparendo quello che ha ceduto maggiormente. Il tea party d'altro canto è contrario ad ogni mediazione col presidente, chissà cosa faranno con tutti i loro seggi, limitarsi a fare ostruzione in una situazione del genere potrebbe essere nocivo per l'America stessa. Qui ritorniamo all'inizio con Obama da una parte indebolito ma dall'altra con la forte possibilità di distruggere la già fragile alleanza tra la parte moderata del partito conservatore e gli estremisti del tè. Certo sarà un impresa difficile perché per quanto sia chiaro che ci sia diffidenza da entrambe le parti, sanno che solo uniti possono strappare la presidenza ai democratici nel 2012. Obama ha però la carta economia da giocare, paradossalmente quella che lo ha fatto perdere. Deve riuscire ad ammorbidire le proprie posizioni e allo stesso tempo a convincere i moderati repubblicani della necessità di agire date le condizioni precarie del paese. Può riuscire a spaccare l'opposizione.
Daje Mr. President che je la può fà!

P.s. Tra le mie molte stranezze mi piace pure seguire la politica ma  tranquilli, prossima volta un nuovo racconto o la recensione di un bel videogiuoco.