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lunedì 27 febbraio 2012

Fedeli alla Linea

Seguito di Blitzkrieg


"Ho bisogno del tuo aiuto!"
"Vero."
Fabio guardava la macchina che aveva di fronte. Grande come due uomini, armata pesantemente e dotata di una corazza impenetrabile. Fissò quella che era la cosa più vicina a degli occhi, l'obiettivo della telecamera. Mentre lui perdeva tempo per trovare le parole il robot probabilmente lo aveva già analizzato, più e più volte. Poteva solo dirgli la verità.
“Ho trovato questo.”
Porse ai sensori del corazziere un brandello di tessuto intriso di sangue secco.
“Sangue di tipo B, appartiene ad un maschio caucasico, altri dati non trovati. Allora?”
“E' stato trovato dove si è svolta l'ultima guerra.”
“Capisco. Dove le bande nere sono state sconfitte. Fatto increscioso. Non sarebbe successo se...”
Fabio spazientito lo interruppe.
“Non me ne frega niente dei tuoi deliri macchina, quest'abito apparteneva ad un civile!”
“Calmati. Sarebbe molto grave se fosse Vero. Prove?”
“Solo una testimonianza facilmente smontabile, per questo ho bisogno del vostro aiuto.”
Nessuna risposta, un robot risponde immediatamente, la cosa era molto preoccupante.
Fabio sentiva il vento che lo pungeva, si trovavano al porto di notte. Un luogo ideale aveva pensato. Dentro di lui cresceva il panico, doveva scappare prima che la macchina lo arrestasse o lo uccidesse. Studiò attentamente il posto, alla sua destra c'erano dei cargo da poco scaricati, poteva ripararsi lì. No, era impossibile scappare da così vicino. Fece l'unica cosa che poteva fare:
“Rispondimi macchina! ADE schifosa!”
“Attendere. Sto elaborando.”
Fabio andò verso il cargo e ci si appoggiò. Forse la macchina stava pensando sul serio di aiutarlo.
Doveva essere così, solo i corazzieri avevano sufficiente potere per poter indagare e cosa ancora più importante: Solo delle macchine create per difendere la costituzione potevano aiutarlo senza secondi fini.
“Elaborazione completata. Avvicinati giudice.”
“Cosa hai deciso?”
E se si fosse immischiato in qualche affare del Servizio Segreto? E se Loro avessero bypassato la macchina? Fabio tremava.
“Fai bene ad avere paura. Quello che mi hai detto è gravissimo. Proprio per questo dopo un attento esame della Costituzione ho preso la decisione di aiutarti.”
“Grazie corazziere, ti sono debitore.”
Il giudice si rilassò, con le macchine dalla sua non era più un impresa impossibile. Poteva arrivare alla verità.
“C'è un però. Devi aiutarmi. Ti sorprenderà umano ma anche noi macchine siamo divisi. In due fazioni. Io faccio parte della fazione che crede che l'Italia ha bisogno di un rinascimento ideologico.”
Fabio rise poco stupito.
“Anche voi macchine vi siete fatti coinvolgere nei guelfi e nei ghibellini? Eppure voi che siete pura logica dovreste capire che è solo un videogioco!”
“Non esattamente. Ci chiamiamo R.C. B. Rete Costituzionalista Berlinguer.”
“Ma siete pazzi!? Il Comunismo oggi?!”
“Falso. Non vogliamo il comunismo Fabio. Vogliamo ridare un'alternativa. Riaccendere un fuoco sopito. Per usare una metafora umana.”
“E volete che vi aiuti?”
“Vero. Abbiamo bisogno di avere contatti tra gli umani. Voi giudici ci sembrate i più adatti.”
La cosa era talmente assurda che Fabio non sapeva se ridere o disperarsi. Nel dubbio disse la prima cosa che gli venne in mente.
“State tradendo la costituzione!”
Falso. Dopo molte analisi siamo giunti alla conclusione che questo è il miglior modo di difendere la Costituzione.”
“Ma porca Banca Centrale! Io sono venuto qui per chiedere il tuo aiuto in un'indagine e te ne esci con questo!”
Un suono stridulo a intervalli regolari gli rispose. Doveva essere una risata.
“Mi sembra uno scambio equo. Aiutaci Fabio e noi aiuteremo te.”
Il giudice osservò di nuovo la macchina. Forse era giusto così, che delle macchine programmate per difendere la repubblica salvassero la stessa repubblica. Scelse di crederci, almeno per il momento.
“Dicono che voi macchine siete diverse da noi, eppure io adesso ho di fronte il solito paraculo italiano.”
Tese la mano, la macchina capì e gli strinse il palmo con il suo arto metallico.

martedì 3 gennaio 2012

ÜbErfUtUrO

Bip.
Un anziano signore cammina per la strada, forse per tornare a casa. Non ci tornerà.
"Salve vecchio!"
L'anziano affretta il passo.
Bang!
"Ho detto salve e non sto scherzando"
Anf anf.
"Ccosa vuuoi?"
Anf anf.
"Che domande vecchio! Alzare il prodotto interno lordo!"
Mi fissa attonito.
"Bravo hai capito."
Bip.
"Ti leggo brevemente il nostro manifesto: Noi vogliamo sopra di tutto tre cose: Libertà, Progresso e Violenza."
Bip.
"Ti risparmio i dettagli vecchio, che ne dici di crepare e basta?"
“Asspetta io lo so chi siete e vvvi risppetto molto!”
Click.
“Bene, mi piaci vecchio, muori e pensa al lavoro che creerai, agli introiti, alle spese inutili che cancellerai! Sei come la cazzo di pecora di Abramo! Hai l'onore di essere sacrificato per l'unico Dio che conti!”
“Ffermo!!!”
Smile.
“Ricomincerò a lavorare, sarò produttivo!”
BANG!
“E' troppo tardi.”

Quest'AudioVentura vi è stata narrata dall'amichevole Capitan Profitto di quartiere! Che vi ricorda le tre parole: Libertà, Progresso e Violenza!
Buone Indagini!!!
Bip.

mercoledì 27 luglio 2011

Blitzkrieg

Ore 22:48

Mancano poche ore.
In una stanza buia e senza microfoni il Sergente Francesco osserva fuori dalla finestra, il tempo stringe. Le Bande Nere rischiano l'onta della sconfitta. “Signore insisto!” L'uomo accanto si morde il labbro. “E sia.”

Ore 23:17

L'esercito nemico si avvicina, i mercenari si schierano per opporre l'ultima resistenza. Se riuscissero a conquistare la fortezza, le Bande Nere difficilmente potrebbero riprenderla in tempo. Tempo, la guerra è ormai solo una questione di tempo, pensa il sergente. Costretti dalla situazione difficile i mercenari hanno giocato la loro ultima carta. Nervoso Francesco ricontrolla nuovamente l'ora.
Una chiamata interrompe i pensieri del Sergente, è ora di svolgere il suo lavoro. “Qui IDI, come spiegate alla nazione che state perdendo la guerra?” Se c'è una cosa che odia sono i giornalisti. “Non stiamo perdendo signora, come gli spettatori possono vedere teniamo ancora la fortezza.” “Ma per quanto?” Come tutti i militari Francesco odia le interviste a schermo nero. Lei può vedere e studiare le sue reazioni, lui invece sente solo una voce fredda e sottilmente minacciosa. “La nostra posizione è ampiamente difendibile, resisteremo fino alle quattro rispettando così i vincoli dell'ADE.” Un momento di silenzio, il respiro dell'uomo si fa lievemente più pesante “Capisco, ricordiamo al nostro pubblico che la guerra è incominciata ieri, a seguito di alcuni screzi legati allo sfruttamento dell'energia idrica tra le due nazioni attualmente in conflitto.” Il Sergente si rilassa, la giornalista sembra aver cambiato argomento. “Molti ci chiedono come riuscite ad essere sicuri di non coinvolgere civili?” Alla domanda Francesco stringe nervosamente il pugno, che sappia? Meglio rimanere vaghi pensa l'uomo. “Ottima domanda, prima di tutto l'Agenzia Diplomatica Europea si assicura che la zona predisposta per il conflitto sia sgombra di ogni civile,” si ferma pochi secondi, deve essere convincente, “inoltre dei sensori evitano che chiunque, dai bambini fino ai pazzi pacifisti, possa entrare nel perimetro.” Sfoggia un sorriso rassicurante. “La ringraziamo, che l'uomo abbia trovato il modo per uccidersi civilmente? La risposta a questa ed altre domande più tardi alla conclusione del conflitto, Qui Sara Fedeli IDI, Informazione Diretta Immediata.” Il collegamento si è appena concluso e Francesco si può finalmente rilassare, gli spari si avvicinano.

Ore 01:29

Il nemico è dentro la fortezza. “ Francesco sei sicuro che sono entrati in contatto con il soggetto?” il Sergente Maggiore lo guarda inquieto, nonostante abbia da poco raggiunto i quaranta stanotte sembra molto più vecchio. “Signore le rivelazioni non possono aver sbagliato, quell'uomo era là fuori tra noi e loro, non possono averlo evitato!” Carlo lo guarda in faccia spaesato, “Non so cosa dirle Sergente.” Francesco guarda fuori verso il campo di battaglia, la loro ultima possibilità. Avevano informato in maniera anonima l'agenzia della presenza di un civile. Speravano che sospendessero le operazioni. Non era successo niente perché? Soltanto ieri, all'inizio della guerra, pensavano di farcela. La fortezza era ben trincerata e con una sola entrata, l'ADE aveva vietato l'uso di robot pesantemente armati, ritenendo il conflitto minore. Francesco continua incessantemente a pensare agli avvenimenti della giornata appena trascorsa, cosa è andato storto? Perché l'ADE non è intervenuta? E' la fine? Più di tutte è questa la domanda che lo assilla.

Ore 04:02

E' la fine. Non bastasse la sconfitta e i molti amici caduti, sono stati costretti a consegnare ai mercenari avversari le loro insegne. Peggio di così non poteva andare, sette anni di lavoro buttati nel cesso. In compenso i media erano soddisfattissimi, gli ascolti erano stati alti e avevano dei nuovi nemici da schernire pubblicamente. Appena rilasciato dai vincitori Francesco si avvicina alla giornalista dell'IDI. Poco prima di incominciare l'umiliante intervista chiede informazioni sul civile che era penetrato sul campo di battaglia, la donna lo guarda perplessa, “Quale civile?” Francesco si allontana ignorandola totalmente, una sola cosa lo tormentava. Cosa diavolo è successo? L'ADE li aveva traditi? Eludendo la giornalista, l'ormai ex Sergente si avvicina alla zona di guerra. Riesce ad entrare ma ha attivato i sensori, ha meno di un minuto prima che lo intercettino e lo riportino fuori. Si aggira al buio tra l'erba bagnata dalla rugiada, ricorda che le strumentazioni indicavano la presenza del civile a nord ovest della fortezza. Francesco corre verso il punto, sente le sirene, sfrutta le sue ultime forze, deve farcela per le Bande Nere. E' questa la zona? Si chiede febbrilmente mentre il suono delle sirene si fa sempre più forte. “Fermo! Alza le mani e vieni verso di noi lentamente.” In pochi attimi è circondato dagli agenti, piano e senza movimenti bruschi si alza dal terreno e si consegna alle autorità. Una volta salito sul blindato si siede e riprende fiato, c'è riuscito. Ha trovato brandelli di un vestito che non può appartenere ad un militare e del sangue sul terreno. Poco prima di salire sul mezzo ha intriso la manica della sua uniforme nel sangue, ha una prova. Ma a chi può consegnarla?

lunedì 23 maggio 2011

Imprigionato

(Son tornato, nessuno sentiva la mia mancanza?)

Giorno Uno

Mi chiamo Matteo Da Petralci e sono un mercenario. Scrivo questo diario per ingannarre il tempo. Chiedo scusa alle studiose dissidenti che potessero leggermi, per li errori di scrittura. Io son solo un pover'omo che ha imparato a scrivere per lencare i bottini della mia compagnia: li Eccelsi Uccisori di Magi. Ed è proprio per colpa loro che mi trovo qui prigioniero. Non colpa loro diretta ma c'entrano. Due giorni fa ci trovavamo nel pieno delle terre contese da impero e Dissidenza. Dato che li maledetti imperiali, che il padre nero li divori, usano li magi per spaventare le pie truppe del Duca Nano, lo Duca ci ha assoldati per combattere la stregoneria con il foco. Stavamo cercando di avvicinarci ad una fortezza controllata da magi. Io ero in avanscoperta solo come sempre, nonostante dica sempre allo capitano di voler un fratello di spada co me. Cercavo co il mio occhio vigile trappole fatte di diabolica magia. Ne avevo appena trovata una, un sasso sospeso leggermente in aria, di sicuro magia. Avvicinatomi cautamente in cerca di altri indizi son caduto io nella trappola. Dal nulla un braccio vigoroso mia sollevato. Mi son risvegliato qui in una stanza chiusa con l'esterno, a parte una feritoia e una porta che danno su un'altra stanza. La feritoia è troppo in alto per raggiungerla ma la porta è aperta. Il problema è cosa c'è nell'altra stanza: Un dannato demone! Ho sparato col mio fido fucile più e più volte contro di esso, gli avessi fatto anche solo un graffio! Forse è una ilusione ma i denti aguzzi della creatura non mi aiutano a convincermi. Per di più non chiude mai la bocca quell'attrezzo dell'abisso!

Giorno Due

Il demone ha passato una lunghissima giornata a rassicurarmi che è confinato nella sua stanza e che nella mia c'è acqua e cibo per una settimana, oltre a un letto e uno scritoio coi fogli sui quali sto scrivendo sto diario. Infine mi ha detto annoiato, probabilmente i suoi padroni son soliti utilizarlo pe codesto compito, che questa è la vendetta del grande colegio magico di non ho capito che. Se riuscirò ad uscire da questa trappola mettero a tacere le voci che dicono i demoni esser terribili e silenziosi. Lo esemplare qui è logoroico e sta sempre a far sarcasmo. Credo che li magi per farsi servire dalli demoni, promettino di ascoltarli e forse perfino di rispondergli, talvolta. Poca fa la creatura si è lasciata sfuggire (volutamente) che i suoi padroni, pe divertirsi, hanno lasciato una via di fuga. Ai magi piace sembrare giusti e saggi, questo è il loro più grave difetto! Dopo aver esaminato la stanza più volte e non aver trovato passagi segreti, sono sicuro che la via di fuga sia la feritoia. Questa permette di passare ad una asse di legno, marcio probabilmente, che sembra portare oltre la stanza del demone. Maledetti siano quelle teste piene di (censura)!!!

Giorno Tre

Mi son deciso, provo a scappare. Certo potrebbe essere una trappola ma le uniche alternative sono morir di sete o affrontare il mostro. La mia più grossa amarezza però è una sola, dover lasciare qua tutta la mia robba. La mia corazza resistente alla magia, presa in prestito (ne son sicuro) da un gentil corazziere imperiale. Il mio spadone che ho portato co me in tante battaglie. E il mio lanciafoco nanico, che ha dato la morte a tanti dannati magi! Confesso che il mio nobile cuore di soldato piange a separarsi da codesti ogetti (per davvero , non la finiva più). Mi rimangono solo il mio moschetto e la punta uncinata della mia picca che ho usato, insieme a una corda fatta co le lenzuola del letto, per arrivare alla feritoia. Spero che l'asse di legno regga il mio peso (n.b. Matteo pesa parecchio). Ce l'ho fatta! Invero è stata un'impresa degna di una saga (modesto come sempre)! Dopo l'arrampicata ho camminato con agilità sull'asse. Tengo a precisare che il piscio presente a metà della stanza non è certo dovuto a mancanza de coragio, bensì a un mio gesto di sprezzo verso lo demone, non importa cosa affermerà quest'ultimo (ricorderò a lungo il suo coraggio mentre gli mostravo la perfezione dei miei denti affilati). Adesso che sono al sicuro lascio qui questo diario come memento dello fallimento dei miei nemici, sperando che lo demone non lo modifichi per suoi diabolici fini (nessuna modifica solo qualche aggiunta per dovere di cronaca). Chiunque tu sia mio nemico, sappi mentre leggi codesto diario che la tua vita ha le ore contate!

Nota di fine missione: Il soggetto ha mangiato e bevuto quanto fornitogli. Probabilmente il contagio avverrà in tre, massimo quattro giorni.

venerdì 18 febbraio 2011

Sol Invictus

(horror e notizie flash, che c'azzeccano? :D)

26 Dicembre

Viterbo - Durante la notte di Natale a Montechiaro, città nota per l'alto tasso di criminalità, un black out ha paralizzato la cittadina. Intere famiglie sono scomparse, non lasciando alcuna traccia. Sconcertate le autorità, le forze dell'ordine pensano a una setta.

29 Dicembre

Viterbo – A seguito delle prime indagini a Montechiaro, è emerso che solo ad una parte delle case è mancata l'elettricità, le sparizioni sembra siano avvenute solo in queste ultime. Gli inquirenti riferiscono inoltre, di strani graffiti trovati in molte abitazioni.

1 Gennaio

Viterbo – Continuano le rivelazioni sull'enigma di Montechiaro: Soltanto le case a cui non è mancata la corrente durante la notte delle sparizioni, hanno i graffiti. Dopo vari controlli, gli investigatori hanno dichiarato che riportano sempre la stessa scritta: Sol Invictus, Sole Invitto.

domenica 13 febbraio 2011

Le avventure del Grande Mago Vendis: La Logorroica

(Un altro esercizio del corso, stavolta cercherò di dare un seguito alle avventure del Grande Mago, spero :D)

“Buonasera signora! Mi permetta di presentarmi, sono il mago Vendis!” Disse un uomo sulla quarantina. Sulla testa un deserto color rosa, il viso rosso più di una festa dell'unità e grasso al punto di far sembrare le ossa titaniche. Alla signora sembrò un ubriaco. Senza neanche degnare di uno sguardo quel capitale che il Mago si ritrovava per faccia, lo evitò. Stette bene attenta a non inciampare nella lunga veste dell'uomo. Un incrocio tra un vestito da sposa e uno da sacerdote, lungo come il primo e nero come il secondo. La signora, dando prova delle sue doti da equilibrista, sparì nel negozio lì vicino. Il Mago Vendis, per niente scoraggiato, si rivolse ad un'altra signora là vicino. “Signora, signora! Vuole forse che le leggo le carte, no?” La donna rispose confusa. “Sorry speak only deutch.” Cogliendo la palla al balzo, il grande Mago, dette sfoggio della sua conoscenza delle lingue, roba da rendere orgoglioso il buon Goethe, noto generale franco/austriaco. “Ich bin maghen, want yu rid de carte, nein?” Sorpresa e forse spaventata, la povera teutonica riuscì solo a farfugliare un sorry, prima di allontanarsi. Vendis realizzò che questo era l'ottavo rifiuto di giornata. Il prossimo cliente, il nono, doveva accettare i suoi servigi. Un esperto in numerologia e calcolo magico come lui non sbagliava mai, né fu sicuro, al limite avrebbe rifatto i calcoli. Una ragazza si avvicinava, sulla trentina di bell'aspetto, la pelle scura al punto di far dubitare il Mago della sua etnia. “Signorina, mi permetta di presentarmi. Sono il mago Vendis,” il viso rosso più di un film di Dario argento, il buon mago fu costretto a fermarsi pochi secondi. “Dicevo, esperto in tarocchi, oroscopi e molte altre scienze arcane, tra le quali anche stregoneria africana, la famosa magia negra!” Vendis tentò di abbozzare un sorriso affabile, ma lo sforzo per respirare lo fece assomigliare più a un invasato durante la festa del santo patrono di paese. La ragazza con noncuranza degli sforzi del Mago si sedette, in mano teneva una foto, vicino al tavolino di plastica dietro cui si trovava la figura, molto abbondante, del divinatore . L'oggetto era nascosto da un tappeto persiano che cercava di dargli pretese, purtroppo le bianche gambe ne tradivano l'origine ben poco arcana. “Eh salve," mostrò la foto al Grande Vendia, "questo è gianni il mio ragazzo mi ha tradita?” Il mago Vendis provò un senso di meraviglia degno di un bambino la mattina di natale. Finalmente le sue arti magiche trovavano degno scopo. “Signorina la foto emette degli influssi incantati, però per sicurezza gradirei sapere il suo nome e la durata del rapporto.” Si fermò un attimo per riprendere fiato poi continuò più convinto, “Sa è una questione di epica professionale.” “Sicuramente mi chiamo Laura, ho trentaquattro anni e faccio l'estetista a trastevere, sa è un lavoro che mi dà molte soddisfazioni, là tramite una collega, tra l'altro mia carissima amica, ho conosciuto gianni rappresentante di una ditta leader nel mercato, ci conosciamo da tre anni, stiamo insieme da due, mi dica abbiamo ancora speranze?” Impressionato e un po' invidioso della perfetta coordinazione bocca naso della ragazza, certamente frutto di anni e anni di uso smodato durante le lunghe giornate di... “Allora? Che dicono gli astri?” Il mago provò a concentrarsi sugli astri. “Non mi dica niente di male eh! Solo cose buone!” Angosciato dalla trachea della ragazza, capace di far impallidire anche molti noti politici da salotto, il Mago disse la prima cosa che gli venne in mente. “Io ho mollato il mio lavoro alla motorizzazione per questo.” La signorina lo guardò interdetta, presto avrebbe rialzato quel muro di parole insaziabili. Doveva usare tutta la sua magia. “Fu Marte in Giove, durante un eclissi astrofisica di proporzione galattiche a ispirarmi.” La ragazza sembrava aver riacquistato fiducia nelle doti del Mago. “Capì allora che tutte le persone hanno un destino scritto lassù, tra le nuvolose spaziali.” Rosso al punto di superare i 451 gradi fahrenheit, Vendis attese pochi attimi per respirare. La ragazza stava per riaprire la bocca. “Lei ha fatto bene a rivolgersi a me, solo nelle stelle l'uomo, ma anche la donna eh, possono trovare un senso a queste esistenze viola.” Il Mago era stremato, non più abituato a parlare così tanto dai tempi del suo vecchio lavoro. Quando folle di ragazzini appena diciottenni turbavano la sua giornata, chiedendo continuamente se pomiciare in auto comportasse una perdita di punti patente. Sperava che lavorare in campo arcano fosse più rilassante, si sbagliava. Doveva fermarsi per riprendere fiato. Chiuse gli occhi per non rivedere la bocca di lei che si apriva. “Ma allora devo lasciare gianni? Mia madre mi dice di si, mio fratello dice di no, mia nonna dice che devo figliare prima di invecchiare, il mio istruttore in palestra invece sostiene che sono ancora molto carina, gli astri che ne pensano?” Sentì solo un sospiro in risposta, “Si.” Poi silenzio. “Si ma a cosa? Al mio istruttore? A mia madre? A mia nonna?Me lo sentivo! Litighiamo spesso ma alla fine ha quasi sempre ragione, ah se non ci fosse...

sabato 29 gennaio 2011

Diario di una Nerd

(Altro esercizio del corso)

Oggi sono riuscita a parlare con Fabrizio! Non è andata proprio come pensavo. Io speravo in un incontro simile a quello di Zagato e Emeraude in Rayearth. Con Fabrizio che mi abbracciava teneramente sotto i ciliegi in fiore. Sara appena le ho detto questa mia fantasia mi ha riso in faccia. Non capisce l'amore true, come quello in Sailor Moon, nonostante la traduzione penosa. Il mio odio verso i traduttori mediaset non può essere descritto con parole, almeno non in italiano. Ma cosa ne vuole capire Sara? Lei che si definisce Anime Girl solo perché segue Naruto subbato! Naruto l'anime più commerciale di sempre. Tutto combattimenti e ragazze svestite. Dove sono i sentimenti? L'amore, l'amicizia, ecc... sempre in secondo piano rispetto alle loro noiose tecniche Ninja. Ho provato a far vedere cose migliori a Sara. L'unico manga che sembra aver apprezzato è Death Note. Probabilmente perché ha visto l'anime, per carità carino ma tutti sanno che la versione Manga gli è superiore! Non so forse pretendo troppo da lei, in fondo ognuno ha i suoi limiti e poi Sara in altri campi se la cava benissimo. Per esempio devo ammettere che con gli uomini ci sa fare, anche troppo. I suoi consigli per approcciare Fabrizio sono utili, magari un po' supponenti. Tipo quella volta che mi ha detto: ”Maria (ha questo vizio di chiamarmi così!) se non provi neanche a parlarci, mi sembra difficile che ti noti.” Umpf! Ragazza di poca fede, l'amore può tutto! Come in Shōjo kakumei Utena, che storia stupenda! Al solo pensiero mi commuovo! Comunque un pò per provare, un pò per farla contenta, oggi mi sono seduta in mensa vicino a lui. C'ho messo cinque minuti prima di avere il coraggio di alzare lo sguardo dal piatto. Stava messaggiando col cellulare, era bellissimo! Un incrocio tra Ken Watanabe e il ritratto di un antico Shogun del periodo Edo. Fiero ma gentile, giusto ma spietato contro i nemici. Dopo un pò gli ho chiesto che indirizzo frequenta, domanda banale, ma misteriosamente come molte banalità di Sara sembra funzionare. Abbiamo parlottato per un pò, sciocchezze tipo gli studi, i corsi più difficili, ecc... tutte cose che già sapevo benissimo, ma sentirle dire da lui... ero in paradiso! Ormai stavo per presentarmi col mio vero nome Rei (non quella cafoneria di Maria). Quando, linguaccia mia, non mi è scappato: “L'hai visto l'ultimo episodio di Erinto no Gato?” E lui: “No! Che è na specie de gatto?” Mi è crollato il mondo addosso! L'amore della mia vita che parla come il peggio coatto di Roma! Mi sentivo male, me ne sono andata senza neanche salutarlo, lasciando il pranzo a metà. Son tornata a casa e per consolarmi volevo vedere gli ultimi episodi dei sette anime che sto seguendo ultimamente. Quando ho avuto l'illuminazione, non cominciano così tutte le grandi storie d'amore? I due amati si fraintendono e litigano, poi puntata dopo puntata si riavvicinano fino a cadere l'una/o nelle braccia dell'altro/a (dipende dal sesso dei protagonisti). Purtroppo non abbiamo litigato ma c'è sempre tempo per quello. Sono sicura che con la forza del mio amore riuscirò a conquistarlo, magari lo convincerò anche a smettere di parlare con quell'accento coatto. L'amore può tutto! Chissà se Youtube ha finito di caricare l'ultimo episodio di Erinto no Gato, meglio controllare.

domenica 16 gennaio 2011

Lettera D'amore

Ciao. Ecco, io sono Elisa, quella che vedi tutti i sabato sera. In discoteca. Forse non ti ricordi bene. Ci siamo conosciuti tramite Luigi. Io sono quella ragazza bionda. Quella che quella sera magica, ha battuto Dante a chi reggeva meglio la vodka. Gran soddisfazione battere quel finto etero. Comunque ti chiederai perché ti scriva, insomma ci vediamo ogni sabato. La cosa è un po' complicata, ecco ti osservo spesso. Detta così sembro una maniaca, ma ecco ti vedo. Quando gli altri non connettono più, te esci dalla sala e fumi i tuoi toscanelli. Fissando le stelle per cinque minuti buoni. Ecco io fisso te, chissà che pensi? Io ti penso. O quando Giovanni se l'era presa con quel moccioso delle superiori. Te sei stato l'unico a sapere quando era il momento giusto di fermarsi. Insomma sei sensibile, anch'io. Magari non sembra data la mia propensione al rutto libero, ma a modo mio lo sono. Ti ricordi quella volta che la Carla stava male di brutto? Io e te l'abbiamo aiutata. Ci siamo sfiorati per un attimo le mani, mentre l'aiutavamo a reggersi in piedi. Non l'avrai visto ma sono arrossita. Vabbé penso che ormai l'avrai capito, nonostante il capoccione che ti ritrovi. Ecco spero solo che mi risponderai.

Elisa

P.s. Ho sbroccato? Ho cambiato sesso? No è solo un esercizio per il corso di sceneggiatura. La lettera è piena di errori per coerenza col personaggio. O è solo una scusa per non ricontrollarla? Fate voi :D

domenica 5 dicembre 2010

La Passeggiata

Bau!
La zampetta graffiava la porta, "E adesso che hai?", disse una voce maschile distante, il cane come risposta riprese ad abbaiare più convinto. “Che palle! Ho da lavorare adesso, più tardi usciamo!”. Disinteressato alle lamentele del padrone, l’animale continuava a graffiare la porta con maggiore forza. Dopo qualche minuto che insisteva riuscì finalmente ad attirare l’attenzione. “Basta! Ho detto basta!” L’uomo alzò le mani in evidente segno minaccioso. Il cane spaventato si accucciò guardando il padrone. “Scusa, non volevo”, poi fermandosi un attimo aggiunse, “che poi manco capisci quello che dico” si avviò verso il tavolo al centro della stanza e prese un guinzaglio. “Dai usciamo Patton”.
Era una bella giornata per fare una passeggiata. Il cane e il suo padrone passeggiavano davanti ad una vecchia casa, nel giardino un'anziana signora innaffiava. Patton si avvicinò al muretto ed evacuò. L'uomo stava frugando nelle tasche per prendere il sacchetto, quando la vecchietta si avvicinò. "Senta signor Giovanni non vorrà mica lasciare quello schifo là?", "No signora Enza adesso raccolgo". L'anziana lo guardò con disapprovazione "Va bene, ma stiamo più attenti la prossima volta". "Certo, non è vero Patton?", Il cane si girò verso di lui, come se cercasse di capire cosa dicesse. Giovanni non riuscì a trattenere un sorriso.
Dopo una mezz'ora di cammino, Giovanni decise di sedersi su una panchina. Il cielo era sereno, nell’aria si sentiva il profumo delle aiuole vicine. Dietro di loro un gran pino forniva l’ombra perfetta per riposarsi. Giovanni accarezzo Patton come per ringraziarlo. Dopo un po’ si avviarono, soddisfatti, verso casa.

domenica 10 ottobre 2010

La prima fila parte 2 (Finale)

(Son tornato!)

Le sacerdotesse benedicevano un enorme folla di corazzieri, ogni volta che le voci si fermavano, rumore d'acciaio, i guerrieri alzavano le mani verso la Madre. Nonostante fossero forgiate dai migliori fabbri imperiali, le armature complete a piastre non offrivano una grande protezione dai moschetti nemici. L'unico vero scudo che poteva difendere i cavalieri era l'amore della Dea per i propri figli. Giovanni ascoltava con la massima calma eseguendo in maniera perfetta il rito, il viso impassibile sotto l'elmo. A differenza degli altri si sentiva già pronto, non era la prima volta che affrontava il puro caos della battaglia e facendosi forza della sua fede non era mai arretrato. Per questo coraggio e la sua provata esperienza, poteva scegliere di stare nel cuore della carica. Tra i cavalieri più esperti e letali, che avevano l'onore di portare armature incantate più efficaci contro il fuoco nemico. Stranamente, per i suoi compagni d'armi, lui preferiva far parte dei primi, i preferiti della Dea. Si sentiva perfettamente a suo agio sul suo cavallo da guerra, nella prima fila, composta per la maggior parte da giovani ubriachi e terrorizzati davanti al loro primo vero sangue. Giovanni sapeva che molti di loro sarebbero morti, sperava che i sopravvissuti potessero trovare nella battaglia il coraggio di servire fino in fondo la Creatrice. Il rito fu concluso, tutti urlarono all’unisono ”Viva la Madre e la vera Chiesa!”, Le sacerdotesse compiaciute andarono dai comandanti per gli ultimi preparativi.
Un’Anziana madre si staccò dal gruppo camminando verso Giovanni. Indossava una veste bianca, tenuta ferma da una cintura rosso sangue ad indicare il suo essere una madre. Dietro di lei la seguiva una giovane sacerdotessa, la sua veste bianca immacolata in attesa di diventare anch'essa madre.
”Nobile cavaliere” salutò l'Anziana madre, Giovanni prontamente scese dal cavallo e fece un inchino, “comandi madre Francesca”, ”riposo Giovanni, son venuta qui per presentarle Elena una giovane sacerdotessa bisognosa di un forte guerriero.” L'uomo rivolgendosi alla ragazza la salutò inchinandosi ”al suo servizio”, ”cavaliere”, rispose lei con un cenno della testa, ”madre Francesca mi ha molto ben parlato di lei, per questo ho voluto conoscerla al più presto per chiederle di servirmi come guardia del corpo”, fece una pausa per permettere a Giovanni di rialzarsi. “Mi hanno detto che lei combatterà in prima fila, mi chiedo che bisogno c'è, dato che più volte ha provato il suo valore”, “Confido nella protezione della Dea ma se vuole farò domanda di cambiare posizione.” “No Giovanni, non ce ne è bisogno”, intervenne Francesca, “ Condividiamo la sua fede e crediamo nella volontà della Madre, vero Elena?” La ragazza sorrise in maniera goffa ma i suoi occhi tradivano la sua vera opinione. “Sicuramente lei è più esperto nel mestiere delle armi di me e sa bene quello che fa, pregherò per lei”, detto ciò si allontanò insieme all'Anziana madre.
Giovanni si sentì sollevato. Fortunatamente avevano rispettato il suo desiderio di affrontare in prima linea i dissidenti. Soltanto là nello scontro contro i nemici della vera fede lui credeva di fare la volontà della Dea. Uccidendoli compiva un peccato d'amore, affinché le sue colpe permettessero ai dissidenti di ritrovare la vera fede nella morte. Pensando ciò la sua mano istintivamente andò a toccare la pistola.
La battaglia era imminente, salì sul cavallo e si mise in posizione aspettando lo squillo della tromba che avrebbe dato inizio al massacro. L'aria era tesa, tutti aspettavano l'ordine, alcuni terrorizzati, altri impazienti. Il suono tanto atteso arrivò, i corazzieri partirono in formazione al galoppo, come un'onda che andava ad infrangersi contro degli scogli. Giovanni sperava che la carica fosse compatta nonostante le inevitabili perdite, altrimenti il loro sacrificio sarebbe stato inutile. I dissidenti erano a poche centinaia di metri, il corazziere con la pistola già in mano spronò il cavallo, quando sentì migliaia di moschetti sparare contemporaneamente. Non è possibile, pensava tra se, siamo ancora troppo distanti per sparare. Alla sua destra, un cavaliere colpito in pieno petto, cadde a terra. Morì orribilmente schiacciato dagli zoccoli, mentre il suo cavallo continuava a galoppare verso l'inevitabile morte. Il concerto mortifero risuonava, ripetendo il terribile spettacolo. Ormai riusciva a vederli, non erano i moschettieri a sparare, per la prima volta la paura si insinuò nel suo cuore. Non restava altro che spronare il cavallo e sperare che la Dea lo proteggesse.
Non era più una questione di vita o di morte doveva solo raggiungere il nemico per poter sparare almeno un colpo, almeno uno. Ci siamo, pensava disperato, osservando ai suoi lati solo pochi cavalieri che come lui cercavano di finire questa corsa suicida. Ad un tratto un bagliore in mezzo a quella sterminata fila di corpi attirò i suoi occhi, un nano con una folta barba rossa sembrava mirarlo. Sparò pochi attimi dopo, il cavallo gravemente ferito crollò al suolo. La caduta violenta aveva probabilmente rotto qualche osso, il dolore era lancinante. L'animale morente schiacciava il corpo dell'uomo dalla vita in giù.
Alzò la visiera dell'elmo, gli occhi azzurri osservavano il cielo limpido. Tutt'intorno, i cavalli dei suoi compagni d'armi galoppavano. Piangeva come un bambino, non per la morte che l'attendeva, non per la sconfitta dell'esercito imperiale, per la sua pistola carica.

giovedì 3 giugno 2010

La prima fila

Rumore di metallo. Era il rumore d’armi e armature. La piana era per intero occupata da questo rumore. L’aria era secca e il sole era alto, ad occhio erano le due, il momento perfetto. Wilhelm controllò il suo moschetto per l’ennesima volta. Intorno a lui si montava la prima linea di fuoco. In due preparavano il terreno per lo Sfoltifile, uno teneva l’arma, l’altro scavava la buca per l’appoggio metallico. Indispensabile dato il contraccolpo, talmente forte che nonostante il sostegno solo i più forti potevano maneggiarlo. Wilhelm nel frattempo aspettava pazientemente, mentre dei picchieri si schieravano vicino a lui. Indossavano una corazza leggera che copriva solo il torso e le gambe oltre alla testa, dietro non avevano protezioni. Se il nemico li avesse presi alle spalle, nessuna armatura sarebbe servita. Il moschettiere invece indossava solo una casacca senza maniche con sotto una camicia che forse un tempo era stata bianca, pantaloni consumati e dei stivali. Sulla testa un cappello nero con larga falda, ornato con delle piume rosse, di sotto ad esso spuntava una lunga treccia. Non aveva protezioni, ma preferiva la comodità, sapeva che da distanza ravvicinata l’armatura offriva ben poca sicurezza. Uno squillo ruppe la monotonia del metallo, era il segnale.
Le file nemiche si erano fermate per gli ultimi preparativi, vicine a sufficienza per i cecchini. Wilhelm era uno di loro e prontamente imbracciò il fucile dotato di una lente che gli permetteva di vedere lontano, non aveva idea di come funzionava, la cosa non gli interessava. Il suo compito era notare truppe che facevano movimenti strani o emettevano bagliori di luce particolari. Non era certo un metodo infallibile, ma era l’unico per rintracciare eventuali Magus. Scorse in mezzo alle truppe imperiali un uomo muovere le mani in maniera strana, nel dubbio preferì sparare. Il colpo trapassò il cranio facendo uscire schizzi di sangue e cervella. Dalle file nemiche udì bestemmie e insulti a lui rivolti, mentre lui con indifferenza ricaricava velocemente. Gli imperiali consideravano i cecchini un modo poco onorevole di combattere, ma oltre ad essere efficienti contro i Magi, erano un buon modo per demoralizzare i soldati dell’impero. Sul terrore suscitato dai cecchini circolavano diverse storie. La preferita di Wilhelm era quella di un soldato dell’impero che rimaneva immobile tormentato dalle zanzare pur di non agitare le mani per scacciarle. Si divertiva a sostenere che fosse vera, tra gli sguardi increduli dei compagni d’arme.
Lo sfoltifile era montato e un robusto nano teneva il calcio dell’arma appoggiato sulla spalla. Wilhelm non riusciva a figurarsi la mente che era riuscita ad immaginarsi quell’oggetto assurdo. Come un fucile aveva un calcio e un grilletto, la canna però si divideva in più bocche di fuoco, ad occhio erano una ventina disposte su due file orizzontali. Era l’arma su cui il Duca Gustaf più contava, insieme ai moschettieri, per sconfiggere l’armata imperiale. Il suo potere di fuoco era immenso, decimava intere file di cavalieri. D’altro canto l’arma non era ricaricabile in battaglia, sia per la lentezza dell’operazione, che per il surriscaldamento delle canne provocato da un singolo utilizzo. Mentre Wilhelm era asserto nei suoi pensieri, un nano riccamente bardato su cavallo, entrò nella sua visuale. Il Duca veniva ad incoraggiare i suoi uomini prima della battaglia. Indossava un’armatura nanica a piastre, ornata con oro. La testa scoperta, lasciava vedere la sua folta barba nera a cornice del volto giovanile. Con lui portava le sue famosi armi, la spada dell’ultimo re nanico e cosa rara per i nobili, un moschetto chiamato ‘L’ammazza giganti’. Per questo i suoi nemici solevano chiamarlo ‘il duca moschettiere’ con disprezzo. "Soldati della Dissidenza, oggi siamo qui per affrontare l’esercito imperiale!". Si fermò un attimo, compiacendosi delle urla di approvazione di tutta l’armata. "I nostri nemici difendono la Somma Sacerdotessa, corruttrice della Sacra Parola! Quante orribili vessazioni da parte loro abbiamo sopportato, noi e le nostre amate famiglie!". Si sentirono grida furiose. Molti soldati provenivano da zone saccheggiate dall’esercito fedele alla Chiesa Madre. "Oggi la Dea Madre ci arride! Quale migliore occasione per restituire i torti subiti? Orsù imbracciate le armi con fierezza, perché in questo giorno riconquisteremo la libertà toltaci dal vile Impero!". Urla riempirono il campo di battaglia. Come tutti gli altri anche Wilhelm gridava a squarciagola. Con una mano accarezzava superstiziosamente la folta barba rossa e alzava, con l’altra, il moschetto verso il cielo, come per ringraziare la Dea per la futura vittoria. Ben presto il disciplinato esercito rientrò nei ranghi, pronto alla battaglia. Dall’altra parte della piana, i corazzieri imperiali si stavano preparando per la carica.

Continua...

venerdì 14 maggio 2010

Dialogo tra un Pazzo e un Santo

Questo è un'assurdo dialogo che ho pensato in un momento di cazzeggio, adesso che vi ho avvisati non lamentatevi dopo eh?:D

Entra un uomo sulla quarantina, lunghi capelli raccolti in una coda, fanno contrasto con una fronte stempiata, aspetto trasandato, indossa una maglietta dei Metallica.
-Buonasera sò Beppe, satanista, si avete capito bene, satanista.
Alza la mano facendo il gesto delle corna e urla.
-Viva Satana!
Sorride con aria beffarda.
-Direte so un pazzo assassino di quelli che si sentono in tv? No, son contro la violenza, almeno ci provo, però certe volte le mani mi prudono. Ho quarantadue anni e non sono riuscito a realizzare i miei sogni da giovane.
Guarda un attimo per terra, per nascondere un’emozione.
-Adesso sono un precario senza speranze, non andrò mai in pensione. Non ciò futuro, si lo so , ormai ve siete fatti du cojoni grossi così sul precariato e compagnia, tra di voi pensate ‘la solita menata su sindacati inefficienti, stato cattivo, ecc…’ insomma roba da comunista.
Si siede e incrocia le gambe.
-Figuratevi che io ci credevo pure in ste cose, ma oggi che è rimasto? Solo retorica vuota, ve lo dico io cosa bisognerebbe fare, ammazzarla sta retorica! Sapete che vi dico stavano mejo nell’ottocento, almeno lo sapevano chi je lo metteva in culo, oggi manco quello sappiamo, cinesi? Piemontesi? Americani? Romani? Boooh!.
Si ferma per un po’, con la faccia sconsolata che fissa il vuoto.
-Quando avevo vent’anni ero pieno di passioni, la musica! Solo quella ti dava la forza di vivere. Mi ricordo le litigate coi tozzi, eravamo incazzosi e pieni di vita! Oggi che è rimasto? Niente, siamo troppo vecchi per la musica d’oggi, troppo giovani per contare qualcosa in questo paese di cariatidi. Allora io dico Viva Satana! Almeno il diavolo lasciatemelo!”
Si alza e cammina nervosamente avanti e indietro.
-Lasciatemi almeno il diavolo, alla fine conviene anche a voi avere un reietto da disprezzare e su cui scaricare le proprie frustrazioni!
Si siede nuovamente, con il capo chino. Alla sua destra entra un uomo dalla pelle olivastra, tipica del medio oriente, ha dei capelli lunghi, scuri come la sua folta barba, indossa una veste bianca.
-Che ti succede Beppe?
L’uomo seduto alza lo sguardo.
-Chi sei tu?
-Gesù, quello che sei solito bestemmiare.
L’altro sgrana gli occhi.
-Cos’è una presa per culo? O qualche stupido scherzo televisivo?
-Forse si o forse no, comunque sia non sono qui per questo, sono qui per te.
-Che vuoi il mio pentimento?
Silenzio, Beppe sembra riflettere.
-Ti dirò Gesù o chiunque tu sia, non ho un cazzo di cui pentirmi, ho vissuto la mia vita con i miei errori certo, ma se non li avessi fatti non sarei stato me stesso, solo qualcuno che non voglio essere, quindi in sintesi, non mi pento di un cazzo, puniscimi se ci tieni.
Beppe lancia uno sguardo di sfida, ma dall’altra parte riceve solo un sorriso.
-Ti è piaciuto l’ultimo dei Metallica?
Il quarantenne lo guarda stupito, passa un minuto senza proferire parola, poi infine si decide.
-Death magnetic è un ritorno al passato poco convincente, sa di finto.
-A me è piaciuto, un tentativo di unire passato e presente.
-Senza offesa ma non mi sembri uno che ci capisce molto.
Lo pseudo-Gesù ride.
-Cazzate seguo il metal da quando gli Steppenwolf scrissero Born to be wild. Non capisco questo tuo nichilismo Beppe, escono un sacco di bei album al giorno d’oggi.
Beppe ride di gusto.
-Ormai pure i bambini sanno che il rock è morto, è rimasto solo un cadavere da vendere.
-Quindi tutti i gruppi di giovani che cercano di farsi largo aspettano solo di vendersi? Non credi che abbiano un minimo di amor proprio?
Si ferma un momento, come per dare tempo a Beppe di riflettere.
-Tornando al discorso di prima, ti ricordi quello che dicevo duemila anni fa? ‘Ama il prossimo tuo…
- …Come te stesso’ .
-Bravo, spesso ci si concentra sugli altri o su dio ma si dimentica il punto più fondamentale, amare se stessi! Tu pensa ad amarti, poi vedrai che ti verrà naturale amare gli altri, e non stare a pensare al paradiso o ad altre ricompense, pensa solo a vivere bene.
-La fai semplice, ma come fai ad amarti o anche solo stimarti, quando l’intera società ti considera spazzatura usa e getta.
-Questo non te lo devo dire io, scoprilo da solo, sappi solo che non puoi fallire, solo sbagliare.
-Vedo che hai finito le risposte precisine, ti dirò ti preferisco così.
Beppe sorrise a Gesù.
-Grazie, in ogni modo tu mi veda: filosofo, messia, profeta, uomo; A me interessa una sola cosa, che tu viva meglio la tua vita.
-Terrò in mente le tue parole, un’ultima cosa, ti offendi se continuo a dire Viva Satana?
- Tu di quello che ti pare, ma mi raccomando di non smettere mai di sperare.
Beppe se ne va soddisfatto.
- Son passati duemila anni e ancora non hanno capito; Sò proprio stronzi!

giovedì 13 maggio 2010

Il Processo parte 4 (Finale)



Fabio e Laura aspettavano già da mezz’ora che il processo potesse iniziare, il Robo-medico aveva già dato l’okay, ma l’avvocato della difesa aveva chiesto più tempo per studiare la causa. Nell’attesa Laura era già andata due volte a chiedere di come stava Carlo, fortunatamente per lui aveva pagato la sua incoscienza solo con una ferita alla gamba, il Drone di pronto soccorso aveva fermato subito l’emorragia. Nulla però lo avrebbe salvato dalla ramanzina di Giorgio. Fabio ripeteva a memoria le accuse e le prove contro gli imputati, probabilmente avrebbe testimoniato per l’accusa.
Dopo una lunga attesa il segnale arrivò e si recarono verso il tribunale mobile.
Giorgio si era messo la toga. Dietro di lui si poteva leggere l’ologramma ‘La Legge va rispettata da Tutti’. Davanti al giudice c’era una striscia luminosa nell’aria con le sue generalità ed il suo grado, accanto a lui un Drone segretario, il suo compito era registrare e riprendere l’udienza per poi caricarla nel database della magistratura. Lì sarebbe finita dimenticata in mezzo a centinaia di sentenze simili.
A presidiare l’accusa c’era Jessica, specializzata nel ruolo di Pm, anche lei con il suo ologramma identificativo obbligatorio per legge. Dall’altro lato c’era l’avvocato difensore, leggendolo Fabio scoprì che si chiamava Antonio De Gerlizzi, s’impresse il suo volto e il suo nome in memoria. Vicino c’erano i due imputati sorvegliati dai Conciliatori e un Robo-medico per il ferito.
“Possiamo incominciare”, disse Giorgio, “Registrazione udienza eseguire” rivolto al Drone, “La parola all’accusa”. “Grazie Vostro Onore, prima di tutto voglio esporre le accuse contro gli imputati: possesso di droghe di livello quattro, tentata distruzione di prove, resistenza all’arresto e lesioni a pubblico ufficiale”, prima che potesse continuare l’avvocato parlò ”Obbiezione vostro Onore! E’ vero i miei clienti non hanno risposto immediatamente all’avvertimento, ma non hanno in alcun modo dato luogo ad azioni ostili, inoltre, Giovanni non ha seguito l’ordine del magistrato solo per un difetto momentaneo al padiglione auricolare, il quale gli ha impedito di percepire da dove provenisse il suono, lasciandolo confuso e poco dopo è stato ferito all’arto”. “Però bisogna ammettere che le cazzate le sa dire” sussurrò Fabio a Laura, mentre lei nascondeva un sorriso dietro la mano. “Obbiezione respinta”, disse Giorgio, “Non sono state trovate prove mediche di questo e inoltre come le confermerà il Drone segretario l’operazione è stata fatta nel pieno rispetto della legge”. Il Drone specificò “Si signor Giudice, la legge specifica che nel caso l’arrestato non collabori o tenti la fuga, il magistrato può colpirlo in maniera non letale, inoltre qui c’è l’aggravante che l’imputato ha continuato a delinquere anche dopo l’intimidazione di fermo”.
Era evidente che su questo punto l’avvocato non avesse speranze, parve capirlo anche lui cambiando discorso, “Capisco Vostro Onore, contesto però il reato di lesioni a pubblico ufficiale, non vi sono prove che siano stati i miei clienti a preparare la trappola”, Fabio divenne nervoso, sapeva di non aver visto elementi che potessero collegare la trappola ai due criminali.
“La parola all’accusa”, riprese Giorgio, “Abbiamo le prove Vostro Onore, la telecamera che riprende il corridoio tra l’ascensore e l’appartamento mostra i due imputati, prego il Drone segretario di mostrare la prova 2b”, la macchina emise un fascio di luce, il filmato mostrava dapprima un uomo sulla mezz’età uscire dal luogo del reato senza però mostrare chiaramente il volto, Fabio notò stranamente Giorgio perdere la sua normale freddezza e far trasparire dal volto un certo stupore. Poco dopo il filmato mostrava in maniera nitida i due indiziati uscire dalla casa e fermarsi un attimo di fronte all’ascensore chiuso, uno dei due si chinava per terra, entrambi però davano le spalle alla telecamera, per poi rientrare. La telecamera non mostrava neanche il pavimento rendendo difficile capire cosa avessero fatto. “Vostro onore il filmato non dimostra niente, ci sono solo i miei due clienti che si fermano un momento davanti l’ascensore”, disse l’avvocato evidentemente sollevato. “Ha ragione il filmato non dimostra l’implicazione degli imputati nella trappola”, concordò Giorgio, “Per questo chiedo che il filmato sia acquisito come prova d’innocenza per l’accusa di lesioni a pubblico ufficiale”. Fabio era senza parole, perché dargliela subito vinta? Possibile che il presidente credesse nell’innocenza di quei due criminali? Accanto a lui anche Laura sembrava sconvolta.
Jessica senza mostrarsi minimamente turbata accettò la decisione del giudice, “Vostro Onore chiamo a testimoniare, il magistrato Fabio Ndomba”, “Concesso” disse Giorgio.
Fabio si mise vicino al Drone segretario e dopo un breve giuramento era pronto a rispondere alle domande. “Signor Fabio, conferma di aver trovato in possesso degli indiziati delle pillole v?”, chiese Jessica, “Si,  probabilmente rifornisce i circoli dediti ai tornei della morte sulla rete”, soddisfatta della risposta Jessica continuò l’interrogatorio, “Signor Fabio, conferma di aver visto il signor Giovanni distruggere delle pillole v?” chiese Jessica, “Si l’ho visto e l’ha visto anche la mia collega Laura Cenrosi, inoltre è disponibile nel database il video dell’arresto”. Dopo aver visionato il video che dimostrava come era andata la vicenda, Jessica chiese “Vostro Onore chiedo la condanna accelerata” disse Jessica, l’avvocato difensore rimase silenzioso, ormai rassegnato dalla pesantezza delle prove. “Si, indubbiamente le prove sono schiaccianti”, affermò Giorgio, “Filippo Renati ti condanno a 4 anni per possesso di droghe di livello 4, mentre a Giovanni Coltega oltre alla pena per possesso, aggiungo 5 anni per  tentata distruzione prove e resistenza all’arresto”, visibilmente soddisfatto Giorgio indicò il robot a lui vicino, “Sarà il Drone segretario a scegliere la città carcere dove sconterete la pena”. Avrebbero scontato la pena per: droga, resistenza e la tentata distruzione, ciò in parte consolò Fabio anche se rimaneva sempre insoddisfatto, perché erano stati dichiarati innocenti per le lesioni, una mezza vittoria, pensò.
Una volta andato via l’avvocato e scortati verso il luogo di detenzione i due criminali, Giorgio convocò tutti i magistrati.
“Signore e Signori, ho una notizia strepitosa”, diversamente dalla solita calma, Giorgio sembrava eccitato, “Possiamo incriminare l’onorevole Sarmiti”. L’annuncio creò non poco scalpore, molti chiesero cosa avesse scoperto, accavallando le voci e creando confusione, dopo un po’ il Presidente riuscì a calmare la situazione, “La chiave è il video che dimostra l’innocenza per il reato di lesioni, l’uomo che compare prima è l’onorevole!”, la prima a muovere obbiezione fu Jessica, “Però se ricordo bene, si vede di spalle”, “Vero ma a questo possiamo rimediare”, rispose Giorgio sorridente.
Piero sbuffò “Quindi vorresti che modifichi la sequenza in cui si vede l’onorevole Sarmiti uscire dalla porta dell’appartamento, in modo che si veda il viso?”, il Giudice fece cenno di si con la testa, “Uhm si può fare, però voglio essere ben pagato”, i magistrati in coro esplosero in una risata, “Abbiamo un accordo allora” disse Giorgio. “Amiche e amici non vi nego che sarà molto difficile riuscire a processare l’onorevole”, tutti lo guardarono con sguardo pieno di ammirazione, “Però la pillola v è una droga molto odiosa all’opinione pubblica e se diamo questo video a dei media ostili all’onorevole, monteranno un caso enorme! Quando mai ci capiterà un’occasione così ghiotta?” Tra i magistrati l’euforia era alle stelle, il più gioioso sembrava Fabio, l’idea di arrestare un politico lo elettrizzava, unica in mezzo alla gioia generale, Laura sembrava spaesata, confusa.
Da dietro un palazzo i primi raggi del sole spuntarono ad illuminare il quartiere, la notte era finita.

Ps. Ho revisionato anche le parti precedenti per renderle più coerenti e coese, spero che il lavoro finale sia godibile.

domenica 11 aprile 2010

Il Processo parte 3

“Piero, quale appartamento è?”, i secondi passavano inesorabili, “Cazzo sbrigati!”. Finalmente dopo un tempo che a Fabio sembrò interminabile arrivò la risposta, “Appartamento 51 ragazzo”.
La porta era chiusa, il sensore termico non indicava presenze nell’appartamento, probabilmente erano schermati. Rapidamente sfondò la porta ed entrò, come si aspettava era vuoto, vide due porte ai lati della stanza. Si fermò un attimo per asciugarsi il sudore che scorreva sulla pelle del viso e darsi un’ultima controllata prima del momento decisivo, i capelli erano ben legati. Voleva esserne certo, ripetere la figura di merda rimediata durante l’addestramento, oltre che imbarazzante sarebbe stato mortale. Fece un movimento della mano indicando la porta a sinistra, Laura appena entrata esegui l’ordine senza fiatare. Contarono fino a tre e poi simultaneamente sfondarono le due porte: vuote, non c’era niente. Fabio riuscì appena in tempo a trattenersi dal dare un pugno al muro. “Sono qui, ma dove?” sussurrò Laura al compagno, anche lei come lui portava i lunghi capelli mori legati in maniera perfetta, Fabio si ritrovò a pensare involontariamente se le fosse mai capitato che i suoi capelli le avessero oscurato la visuale durante un addestramento. Venne scosso dai futili pensieri dalla voce di Piero, “Secondo i miei dati l’origine del segnale si trova proprio di fronte a voi”. Laura sbuffò, “Che dici Piero di fronte a noi c’è solo il muro!”. Improvvisamente Fabio capì, si avvicinò al muro incriminato e si piego come per cercare qualcosa per terra. “Trovato!” esclamò sommessamente e staccò un piccolo apparecchio attaccato alla parete, improvvisamente dal nulla apparve un’altra porta. Senza perdere tempo lui e Laura si misero ai lati della porta e fecero irruzione.
All’interno della stanza nascosta si trovavano due persone vicino ad uno strano oggetto che emetteva un laser, “Fermatevi subito ed allontanatevi dal disgregatore”gridò Fabio. Uno si girò e alzo le mani in segno di resa, l’altro invece, che si trovava più vicino al laser continuò la sua attività dando le spalle ai magistrati. “Girati immediatamente altrimenti sono autorizzata a spararti” urlò Laura, passarono alcuni secondi ma il criminale continuava ad usare il laser disgregatore per distruggere le prove. Uno sparo vibrò nell’aria e colpì il braccio destro dell‘uomo che si accasciò per terra sanguinante, “Oh mio dio, hai veramente sparato Fabio!” gridò Laura non riuscendo a nascondere la propria paura. L’altro magistrato si avvicinò al laser per capire cosa stava distruggendo il sospetto, “Ho fatto bene Laura”, affermò sicuro Fabio, “Il bastardo stava distruggendo delle pillole v, fortunatamente ti ho fermato stronzo e adesso non te li toglie nessuno 5 anni” disse rivolto all’uomo ferito.
Laura chiamò un Robo-medico per trasportare il ferito e dopo aver raccolte le pillole v si avviò fuori, Fabio prese l’altro e lo ammanettò, dopo di che lo condusse rudemente fuori dalla stanza fantasma.
Arrivati all’entrata del palazzo trovarono Giorgio e gli altri ad aspettarli, un applauso li accolse, Laura arrossì brevemente ed evidentemente emozionata ringraziò la piccola folla. Fabio, invece prosegui le sue attività con apparente noncuranza, però anche lui lasciava trasparire dai movimenti poco naturali una certa emozione. Una volta consegnate le prove e l’arrestato andarono da Giorgio, “Appena l’indiziato sarà medicato potrà dare inizio al processo signore” disse Fabio con voce piena di orgoglio, “Bravi avete fatto un buon lavoro, anche senza l’aiuto dei conciliatori” affermò Giorgio, “Adesso andate dagli imputati per aiutarli nella scelta degli avvocati”, Fabio non riuscì a trattenere una risata “Potrebbero essere difesi anche dalla dottoressa Flavia ma ormai sono fottuti!”, Il primo giudice lo ammonì “Potrai pure avere ragione però hanno diritto ad un avvocato”, il giovane magistrato rispose imbarazzato, “Certo signore mi scusi”, “Tranquillo”, disse sorridendo Giorgio, “Andate pure ragazzi”.
Si trattava di una formalità però andava fatta, non ci può essere processo senza difesa. Arrivati dall’imputato, Fabio non perse tempo, “Allora bello, ce l’hai un avvocato per te e il tuo amico?”, poi fermandosi un attimo aggiunse sorridendo “Altrimenti c’è l’avvocato base”. L’avvocato base non era altro che un programma informatico, con il compito di difendere chi non poteva permettersi un vero avvocato, la maggior parte dei suoi “clienti” perdeva la causa, il che lo rendeva molto simpatico alla pubblica accusa. Fabio lo sapeva bene perché durante i primi anni di studio per diventare magistrato, aveva perso molto tempo per capire la loro programmazione e come riuscire a fregarli. “Certo che ce l’ho finto italiano” disse l'imputato alludendo alla pelle nera di Fabio. "Attento a quello che dici, puoi essere incriminato per offesa a pubblico ufficiale e razzismo" disse Laura visibilmente arrabbiata, "Lascia stare gioca a fare il duro", affermò Fabio senza sembrare infastidito poi rivolto all'uomo aggiunse "Chiamalo e vediamo se ti salva il culo". Senza altre parole uscirono fuori, mancava solo il consenso del Robo-medico e poi il processo poteva finalmente incominciare, il primo processo di Fabio.

P.s. Ultima parte presto, più presto della terza :D

giovedì 11 febbraio 2010

Il Processo parte 2


Non erano passati neanche cinque dei dieci minuti che Piero aveva sentenziato, quando imprecò facendo un gesto come a volere buttare lo schermo che teneva fra le mani “Cazzo! Hanno lanciato una fottuta granata emp al secondo piano, manda i tuoi ragazzi là, prima che rompano i miei di ragazzi”, senza aspettare ulteriormente Giorgio fece segno a Fabio, Laura e ad un altro giovane di andare.
Indossata velocemente la tuta protettiva e il casco, entrarono dalla porta principale e per evitare imboscate salirono le scale lentamente, controllando continuamente i sensori di movimento e attività elettronica. Arrivati al secondo piano, trovarono subito un robot mal funzionante, la macchina tremava ed emetteva scariche a tempi regolari, “Guarda un po’ che fine fanno i ragazzi di Piero senza la babysitter!” osservò sarcastico Fabio, gli altri due si lasciarono sfuggire una breve risata.
Il piano presentava varie stanze, secondo i dati del tecnico l’attacco era avvenuto all'appartamento 11, per sicurezza Laura rimase fuori per coprirli da un lato, nell’altro mise un camera controllata da Piero, in questo modo entrambi i lati del corridoio erano sotto controllo. Fabio e l’altro magistrato entrarono nel locale, l’uno avanzava mentre l’altro controllava le stanze al lato, la tensione era palpabile i sensori segnalavano presenze solo in uno degli ambienti della casa, ma per sicurezza controllarono prima le altre camere. “Niente!” sussurrò Carlo a Fabio, “Qua non c’è niente”; Rimaneva solo da controllare la stanza incriminata, entrambi armarono le pistole per prepararsi ad ogni eventualità.
“Fermi tutti!” urlò Fabio sfondando la porta, non si vedeva nessuno, dov’erano finiti? pensò l’uomo, “Dietro la porta” indicò Carlo. C’erano tre persone, un maschio, una femmina adulti e un bambino, si abbracciavano tremanti.
L’uomo prese coraggio e parlò, “Signori magistrati siamo stati noi a disattivare il robot, ma vi giuro su Allah che non volevamo!”, la donna intervenne per appoggiarlo, “Mio marito a ragione! Noi stavamo cucinando, quando all'improvviso abbiamo sento degli spari e ci siamo spaventati", la donna prese fiato ancora visibilmente impaurita, "Ci stavamo mettendo al sicuro, quando è entrato in cucina questo coso, ci ha osservati e poi improvvisamente è scattato una specie di allarme”, la donna si fermò nuovamente per deglutire nervosamente, “Poi è uscito da casa, ha fatto tutto da solo, ve lo giuro!”. Mentre Carlo esaminava con un rivelatore la causa dell’anomalia, Fabio urlò contro i due, “Siete dei coglioni! Non solo avete danneggiato una proprietà statale, ci state anche rallentando”, calmandosi un po’ continuò, “Dovevate scendere subito per farvi identificare e poi finita l’operazione sareste potuti tornare a casa tranquillamente, adesso invece non mi resta che arrestarvi”. Dietro di lui si sentì ridacchiare, “Stai calmo Fabio, al limite dovremmo ringraziarli”, l’altro lo guardo male, “Sul serio, la causa del guasto è stato il forno digitale che lavora sulla stessa frequenza dei nostri conciliatori”, indicò un forno al centro della cucina, “Grazie a loro abbiamo scoperto un errore di funzionamento che i test di sicurezza non avevano evidenziato, Piero ne sarà felice!” sorrise in maniera ironica. Fabio sembrò poco soddisfatto, “Li lasciamo andare così?”, “Non fare il fanatico”, disse ridendo Carlo, “Piuttosto andiamo su prima che i veri stronzi la facciano franca” e se ne andò dalla cucina. “Per questa volta vi è andata bene”, disse il magistrato guardando la famiglia, “Però spero che la prossima volta siate più coscienziosi”, detto questo anche Fabio uscì dalla stanza.
Dopo aver riportato brevemente quanto accaduto a Piero ed aver ascoltato le sue numerose bestemmie, il tecnico li avvisò che i suoi strumenti stavano percependo attività sospette al quinto piano, i tre andarono verso le scale, Carlo però si fermo, “Prendiamo l’ascensore faremo prima”, Laura si girò verso di lui, “Non dire cazzate avranno messo qualche trappola a gas”, “No il sensore non rileva niente” rispose Carlo e entrò dentro l’ascensore, “Voi fatevi le scale che vi fa bene alla salute, io vado su” sorridendo premette il bottone del quinto piano, “Imbecille” commentò Laura.
Erano arrivati al quarto piano quando sentirono da sopra uno scoppio e un urlo, corsero ancora più forte per arrivare in cima alle scale. Carlo era per terra ansimante, dall’entrata dell’ascensore si vedevano spuntare alcuni fili elettrici lasciati scoperti, forse intenzionalmente, “Maledizione! Laura chiama subito il drone di pronto soccorso, io vado avanti, poi quando Carlo è al sicuro raggiungimi”, sconvolta la donna chiamò subito i soccorsi, “Ma non è meglio che rimani anche te qua?”, Fabio continuando ad avanzare rispose “Non capisci? Questo è un diversivo per farci perdere tempo!”, accese le videocamere per la retro visione, “Adesso credo di aver capito cos’è il segnale visto da Piero, un laser disgregatore per eliminare le prove”, controllò che fossero tutte a fuoco poi riprese a parlare, “E io non glielo permetterò, ancora di più ora che hanno osato ferire un agente in servizio!” avanzò silenzioso verso la fonte del segnale.

P.s. Scusate il ritardo!

venerdì 22 gennaio 2010

Beccatevi questo primo post :D


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Mi presento son Pippo (al secolo Marco) e ho deciso di aprire questo blog per condividere i miei racconti e pensieri deliranti con la rete XD; Per cominciare le danze un racconto:

Il Processo (1° parte)

Le sirene spazzavano via ogni traccia di apparente tranquillità, i preparativi per il processo erano iniziati.
Dal mezzo corazzato scendevano degli uomini e delle donne, tutti sono vestiti di nero, per ultimo uscì un uomo sulla quarantina, i capelli brizzolati il viso ben rasato e curato. In mano un potente megafono d’ultima generazione.
“In nome della Repubblica Italiana e del suo Popolo, io Giorgio Tipor Presidente del Tribunale mobile del 17° distretto, ordino ai signori presenti nel complesso B-342 di uscire fuori per dare inizio al processo! altrimenti per la legge 576/a entreremo e vi scorteremo di sotto”.
Il palazzo era un tipico esempio della periferia degradata, quaranta piani di cemento cosparso di graffiti della banda che controllava la zona, in cima un ologramma pubblicitario di preservativi aromatizzati alla cannabis accentuava l'immagine di squallore.
Non successe niente, nel frattempo gli altri magistrati si disposero e così i robot che li seguivano, l’edificio era completamente circondato. Un’altra volta venne ripetuto l’avviso, tutto taceva dal palazzo, intanto negli altri edifici si vedevano accendere luci e facce spuntare fuori dalle finestre, nessuno sembrava sorpreso, al massimo incuriosito.
Da lontano si sentiva un rumore di motore avvicinarsi, dal fondo della via spuntò una macchina elettrica ultimissimo modello, si fermò vicino al blindato, ne scese una donna sulla trentina, aveva i capelli biondi raccolti che le incorniciavano il viso sensuale, appariva annoiata e infastidita per il fatto di trovarsi lì. Si mosse verso il più vicino magistrato. “Sono qui per il mio cliente, l‘onorevole Sarmiti”, il giovane le rispose annoiato, seguendo una prassi ben nota “E si trova la dentro?”, la donna rispose stizzita “Non sia stupido e mi faccia usare il megafono”, il magistrato spazientito la portò da Giorgio, il presidente l’accolse con un sorriso “Ma buonasera Flavia, mancava solo lei, chi deve salvare stavolta?” le fece l’occhiolino, lei rispose frettolosamente, “Se è qua già lo sa chi è il mio cliente, quindi si sbrighi a darmi il megafono”, una volta ottenuto parlò agli occupanti dell’edificio “Sono l’avvocato Flavia Verzi e sono qui per rappresentare il mio cliente, l’onorevole Sarmiti, il quale godendo della sua immunità parlamentare può uscire dall’edificio senza essere giudicato da questo tribunale, sarà la commissione giustizia a decidere se deve essere sottoposto a un processo”, il giovane ridacchiando si lascio scappare un commento “Sempre la solita menata”, il presidente lo riprese “Lasciala fare il suo lavoro Fabio”, il suo tono era chiaramente ironico.
Dal palazzo uscì un uomo sulla cinquantina, teneva una valigia con se, andando incontro al suo avvocato salutò i magistrati con aria apparentemente tranquilla. Flavia lo guardò arrabbiata, “Lo sa che ho dovuto svegliarmi alle 3 di mattina ed attraversare la zona criminale per salvarle il culo?”, il politico rispose sempre rilassato “Mi scuso con lei per questo e anche con i magistrati per avergli fatto perdere tempo, ma un cittadino ha il diritto di difendersi da eventuali accuse”, sorrise in maniera educata ai giudici. Fabio si sentiva ribollire il sangue di fronte a quel corrotto che così sfacciatamente li prendeva per il culo, se avesse potuto gli avrebbe rotto la faccia.
Giorgio osservò il politico e rispose al suo sorriso “Vada pure e le auguro sonni tranquilli”, Flavia se ne andò facendo un cenno con la mano e dietro di lei la seguì l’uomo.
Partiti loro, nella squadra serpeggiava un certo nervosismo, una donna sbottò “Ancora una volta il pezzo grosso ci è sfuggito”, “Stai tranquilla Laura prima o poi lo beccheremo in fragrante e a quel punto neanche il suo avvocato lo potrà salvare” rispose Giorgio calmo,”Adesso pensiamo di mettere questi dentro, Jessica pensaci te a dargli l’ultimatum”, una donna di mezz’età prese il megafono dal presidente e tuonò, “Ultimo avviso, se non venite fuori fra cinque minuti, la squadra d’assalto robotica verrà a prendervi dentro!”, non restava altro che aspettare, i più anziani stavano riuniti in cerchio parlando tra di loro tranquillamente, i più giovani invece erano eccitati, presto i robot sarebbero entrati in azione. Fabio non li aveva mai visti durante un vero processo, solo durante esercitazioni e fremeva dalla voglia di vederli.
Una sirena suonò, il tempo era scaduto. Le macchine si mossero verso il palazzo, camminavano con i loro sei arti con dei movimenti simili a degli insetti. Tre entrarono dall’entrata principale, due passarono da quella sul retro, l'ultimo scalò le pareti del complesso, sfruttando i sottili artigli che gli permettevano una presa perfetta, per arrivare in cima, aveva il compito di evitare eventuali fughe dall’alto.
Rumori di armi da fuoco incominciarono a sentirsi per poi interrompersi improvvisamente, un uomo anziano con una folta barba, guardò un schermo che teneva tra le mani, “Ci sono problemi Piero?” chiese Giorgio, “No Tipo, le armi che usano non possono neanche scalfire l’armatura dei miei gioielli” rispose il tecnico continuando a guardare lo schermo, “Dagli dieci minuti e li avranno catturati”.

Fine prima parte, sia che vi sia piaciuto che non, commentate grazie! A presto per la prossima parte