(Cazzata nata da un esercizio del corso)
«Dieci anni fa alcuni dei migliori attori del mondo vennero condannati ingiustamente dalla critica cinematografica. Evasi da una clinica di massima sicurezza, si rifugiarono a Roma vivendo in clandestinità. Sono tuttora criticati, ma se avete un film che nessuno vuole recitare - e se riuscite a trovarli - forse potrete ingaggiare il famoso dreAm-Team.»
Tattaratà tatatà Tututututu tututu
Ospite Speciale: Pierpaolo Pasolini, nel ruolo del Tizio Intellettuale Cagacazzo (d'ora in poi TIC)
Interno. I nostri eroi si trovano al bar in attesa del prossimo incarico.
Vittorio: Un'altra mattina passata al bar ad oziare.
Robert: Gas ma quando avremo un nuovo lavoro?
Vittorio: Pazienza mio giovane amico, quando meno te lo aspetti saremo a Cinecittà a girare Er Monnezza il caso Arcore è tuo.
Al: Bravo capo diglielo a questo!
Robert: Dici a me!? No dico, dici a me!?
Al: Calmo Roby a te daranno la parte di Bombolo!
Robert: Ti ho detto mille volte con me non ci devi parlare, scemo!
Al: E che fai sennò?
Robert si avvicina ad Al per picchiarlo.
Totò indicando fuori: Poffarbacco! Ma sbaglio o quello è Dustin Hoffmann?
Al/Robert: DOVE?
Escono fuori dal bar per controllare.
Vittorio: Se non ci fosse lei Principe...
Totò: A volte, anche un cretino ha un'idea.
Entra TIC nel bar
Vittorio: Salve TIC, porti buone nuove?
TIC: Non in questa italia moderna, industrializzata, consumatrice. Le radici contadine non hanno più spazio costrette a sparire sotto i colpi del nuovo.
Totò: Bastava un no.
TIC: Tutto ciò pone problemi alla figura dell'intellettuale post moderno. Come denunciare questi mali inenarrabili, può forse la cultura qualcosa contro la società consumista?
Totò rivolto al barista: Ci faccia il piacere, non gli chieda se vuole il caffè.
Al e Robert rientrano.
Robert a Totò: Non l'ho mica visto Dustin, sicuro di averlo visto?
Totò: Eppure mi sembrava d'averlo visto, roberto.
Robert: Robert, Robert De Niro.
Totò: E io che ho detto, roberto di si-co!
Robert: Robert De Niro! Non Roberto Ti Si-Co!
Totò mettendo una mano sulla spalla di Robert: Riguardati ragazzo.
Robert: Dici? Ti sembro giù di tono?
Totò: Cognomen omen.
Al se la ride.
Robert: Dovete smetterla di sfottermi tutto il giorno! Diglielo pure te Gas!
Vittorio: Calma lor signori, Robert mi sembra in ottime condizioni come il suo cognome.
Robert annuisce soddisfatto.
Squilla il telefono.
Risponde Vittorio: Pronto? Si? Certo! Subito! Quindici minuti e siamo lì!
Vittorio tornando al bancone dove sono gli altri: Siamo stati arruolati per un film, un capolavoro annunciato.
Totò: Una commedia in cui io interpreto la parte principe e voi le comparse?
TIC: Un film che tramite la potente metafora di un attaccapanni vuoto, inquadrato in un piano sequenza lungo 75 minuti, spiega il malessere del mondo occidentale?
Robert: Un poliziesco in cui io faccio l'ispettore e Al il criminale? E magari gli sparo pure?
Al: Un film violentissimo in cui io sono un super criminale con le palle e Robert l'infame che muore subito?
Vittorio: Meglio!
Tutti si zittiscono.
Vittorio: Una commedia romantica per giovini, in cui io interpreto il protagonista, voi gli amici nerd morti di figa!
Gli Amici Nerd Morti di Figa: Ma ci faccia il piacere!
domenica 23 gennaio 2011
domenica 16 gennaio 2011
Lettera D'amore
Ciao. Ecco, io sono Elisa, quella che vedi tutti i sabato sera. In discoteca. Forse non ti ricordi bene. Ci siamo conosciuti tramite Luigi. Io sono quella ragazza bionda. Quella che quella sera magica, ha battuto Dante a chi reggeva meglio la vodka. Gran soddisfazione battere quel finto etero. Comunque ti chiederai perché ti scriva, insomma ci vediamo ogni sabato. La cosa è un po' complicata, ecco ti osservo spesso. Detta così sembro una maniaca, ma ecco ti vedo. Quando gli altri non connettono più, te esci dalla sala e fumi i tuoi toscanelli. Fissando le stelle per cinque minuti buoni. Ecco io fisso te, chissà che pensi? Io ti penso. O quando Giovanni se l'era presa con quel moccioso delle superiori. Te sei stato l'unico a sapere quando era il momento giusto di fermarsi. Insomma sei sensibile, anch'io. Magari non sembra data la mia propensione al rutto libero, ma a modo mio lo sono. Ti ricordi quella volta che la Carla stava male di brutto? Io e te l'abbiamo aiutata. Ci siamo sfiorati per un attimo le mani, mentre l'aiutavamo a reggersi in piedi. Non l'avrai visto ma sono arrossita. Vabbé penso che ormai l'avrai capito, nonostante il capoccione che ti ritrovi. Ecco spero solo che mi risponderai.
Elisa
P.s. Ho sbroccato? Ho cambiato sesso? No è solo un esercizio per il corso di sceneggiatura. La lettera è piena di errori per coerenza col personaggio. O è solo una scusa per non ricontrollarla? Fate voi :D
Elisa
P.s. Ho sbroccato? Ho cambiato sesso? No è solo un esercizio per il corso di sceneggiatura. La lettera è piena di errori per coerenza col personaggio. O è solo una scusa per non ricontrollarla? Fate voi :D
domenica 5 dicembre 2010
La Passeggiata
Bau!
La zampetta graffiava la porta, "E adesso che hai?", disse una voce maschile distante, il cane come risposta riprese ad abbaiare più convinto. “Che palle! Ho da lavorare adesso, più tardi usciamo!”. Disinteressato alle lamentele del padrone, l’animale continuava a graffiare la porta con maggiore forza. Dopo qualche minuto che insisteva riuscì finalmente ad attirare l’attenzione. “Basta! Ho detto basta!” L’uomo alzò le mani in evidente segno minaccioso. Il cane spaventato si accucciò guardando il padrone. “Scusa, non volevo”, poi fermandosi un attimo aggiunse, “che poi manco capisci quello che dico” si avviò verso il tavolo al centro della stanza e prese un guinzaglio. “Dai usciamo Patton”.
Era una bella giornata per fare una passeggiata. Il cane e il suo padrone passeggiavano davanti ad una vecchia casa, nel giardino un'anziana signora innaffiava. Patton si avvicinò al muretto ed evacuò. L'uomo stava frugando nelle tasche per prendere il sacchetto, quando la vecchietta si avvicinò. "Senta signor Giovanni non vorrà mica lasciare quello schifo là?", "No signora Enza adesso raccolgo". L'anziana lo guardò con disapprovazione "Va bene, ma stiamo più attenti la prossima volta". "Certo, non è vero Patton?", Il cane si girò verso di lui, come se cercasse di capire cosa dicesse. Giovanni non riuscì a trattenere un sorriso.
Dopo una mezz'ora di cammino, Giovanni decise di sedersi su una panchina. Il cielo era sereno, nell’aria si sentiva il profumo delle aiuole vicine. Dietro di loro un gran pino forniva l’ombra perfetta per riposarsi. Giovanni accarezzo Patton come per ringraziarlo. Dopo un po’ si avviarono, soddisfatti, verso casa.
La zampetta graffiava la porta, "E adesso che hai?", disse una voce maschile distante, il cane come risposta riprese ad abbaiare più convinto. “Che palle! Ho da lavorare adesso, più tardi usciamo!”. Disinteressato alle lamentele del padrone, l’animale continuava a graffiare la porta con maggiore forza. Dopo qualche minuto che insisteva riuscì finalmente ad attirare l’attenzione. “Basta! Ho detto basta!” L’uomo alzò le mani in evidente segno minaccioso. Il cane spaventato si accucciò guardando il padrone. “Scusa, non volevo”, poi fermandosi un attimo aggiunse, “che poi manco capisci quello che dico” si avviò verso il tavolo al centro della stanza e prese un guinzaglio. “Dai usciamo Patton”.
Era una bella giornata per fare una passeggiata. Il cane e il suo padrone passeggiavano davanti ad una vecchia casa, nel giardino un'anziana signora innaffiava. Patton si avvicinò al muretto ed evacuò. L'uomo stava frugando nelle tasche per prendere il sacchetto, quando la vecchietta si avvicinò. "Senta signor Giovanni non vorrà mica lasciare quello schifo là?", "No signora Enza adesso raccolgo". L'anziana lo guardò con disapprovazione "Va bene, ma stiamo più attenti la prossima volta". "Certo, non è vero Patton?", Il cane si girò verso di lui, come se cercasse di capire cosa dicesse. Giovanni non riuscì a trattenere un sorriso.
Dopo una mezz'ora di cammino, Giovanni decise di sedersi su una panchina. Il cielo era sereno, nell’aria si sentiva il profumo delle aiuole vicine. Dietro di loro un gran pino forniva l’ombra perfetta per riposarsi. Giovanni accarezzo Patton come per ringraziarlo. Dopo un po’ si avviarono, soddisfatti, verso casa.
martedì 30 novembre 2010
Un Grande italiano
Ci sta il Principe che lo aspetta, vestito da straccione, cuore da Signore. Lello ha già pronta una supercazzola. Son ventotto anni che ce l'ha pronta. In spagna è grande festa! Cento cannoli alla catalana son stati portati da un servo e il suo padrone. Due soldati lo attendono, affamati e stanchi. Uno eroe, l'altro non voleva esserlo. Il Marchese lo saluta, sempre con la battuta pronta, allora sta rivoluzione? Ultimo, forse il più amato, c'è il nobile cavaliere da Norcia. Egregissimi siam qua per decantare le qualità di siffatto cavaliere: Testardo come lo mulo, cinico come lo corvo, amava donna Italia. Per lei soleva pugnare contro li di lei maligni padroni. Lasciato lo tristo mondo delli vivi, entra nelli reami della fantasia, per lo grande contributo dato.
Già ci manchi Mario.
Già ci manchi Mario.
Iscriviti a:
Post (Atom)

